Cure palliative in Italia: i numeri di una emergenza silenziosa
Matteo
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L'Italia ha una legge sulle cure palliative considerata tra le migliori d'Europa — la legge 38 del 2010. Eppure, a distanza di oltre quindici anni dalla sua approvazione, quasi la metà dei malati terminali italiani non ha accesso a cure palliative adeguate. Come è possibile?
I dati che raccontano l'emergenza
Secondo i dati della Società Italiana di Cure Palliative (SICP), aggiornati al 2024, il 46% dei pazienti con patologie terminali in Italia non riceve alcuna forma di assistenza palliativa. Il rapporto tra posti letto in hospice e popolazione è di 1 ogni 1.200 pazienti terminali, contro una media europea di 1 ogni 400.
Le disparità regionali sono drammatiche: mentre la Lombardia e l'Emilia-Romagna raggiungono standard quasi europei, regioni come Calabria, Campania e Sicilia registrano una copertura inferiore al 30%. Un malato terminale in Calabria ha tre volte meno probabilità di ricevere cure palliative rispetto a uno in Lombardia.
Non si può parlare di libera scelta quando l'alternativa — vivere senza dolore — non è garantita a tutti. La vera libertà è poter scegliere tra opzioni reali, non tra la sofferenza e la morte.
Il finanziamento per le cure palliative è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi cinque anni, nonostante l'aumento della popolazione anziana e delle patologie croniche. Servirebbero almeno 2.000 posti letto aggiuntivi in hospice e il raddoppio delle unità di cure domiciliari per raggiungere gli standard europei.
Prima di aprire al dibattito sulil suicidio assistito, l'Italia deve completare l'attuazione della legge 38/2010 e garantire a ogni cittadino il diritto fondamentale di non soffrire. Solo allora si potrà parlare di “libera scelta” in modo onesto.